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Gutarazda sannita

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Remigio del Grosso, Gutarazda sannita. Indagine storica e linguistica sull’ultimo dialetto gotico conosciuto, Paguro, Mercato S. Severino (Salerno) 2020, p. 92, € 15

Cos’è la gutarazda? È il nome (che altri scrive gutiska razda) creato per indicare l’antica lingua gotica, anteriore al protogermanico e parlata dagli ostrogoti che giunsero in Italia nel V secolo.

Remigio del Grosso, originario di Circello, nel suo saggio ha analizzato attentamente il dialetto locale, individuando un corpus di 200 termini che ha analizzato etimologicamente, ipotizzando la fondazione del borgo come una enclave ostrogota multietnica (formata cioè da Goti e Sassoni germanofoni, Sciti e Sarmati di lingua indo-iranica) durante il regno di Teodorico il Grande (493-526 d. C.).

In particolare, compresi i toponimi e gli idronimi, si tratta di 123 termini di origine gotico-protogermanica, 57 di origine indo-iranica e 20 di origine normanna. Il numero dei nomi rinvenuti non è da poco, se si pensa che la più celebre compilazione di parole in lingua gota, stilata nel 1569 da Ogier Ghiselin de Busbecq, ambasciatore dell’imperatore del Sacro Romano Impero a Costantinopoli, che visitò la Crimea, raccoglie solo 80 termini di quello che fu definito “goto di Crimea”.

L’autore parla di “fossili linguistici” di eccezionale valore, tra cui si possono enumerare, nell’ambito gotico-protogermanico conocchia (“osso”, da knuqa), fiatono (“torta salata”, da flatha), tragno (“cesto”, da tainjo), addosela’ (“ascoltare”, da andhausjan), resela’ (“ordinare”, da garaiths), ceva’ (“nutrire”, da keuwwan), chella’ (“distruggere”, da kwelja), lopa (“salto”, da ushlaupan, “saltare”), iotta (“acqua calda”, da heito, “calore”), fota (“vasca”, da fat, “contenitore”); mentre dall’indo-iranico deriverebbero iembelea (“nevica”, dal sanscrito hima, “neve”), verco (“animale che fa paura”, dall’avestico vehrkah, “lupo”) o scialepo (“balbuziente”, dal sanscrito jalpakr, “balbettare”).

In conclusione, dopo aver analizzato tali termini, ed ipotizzando la nascita di Circello (etimologicamente «Piccola chiesa», da Kirke, “chiesa” nelle lingue germaniche) come villaggio ostrogoto una settantina di anni prima dell’invasione longobarda, l’autore ritiene che  si possa parlare di un gruppo etnico gotico-germanico predominante, che convisse assieme a un altro, consistente ma minoritario, di lingua indo-iranica.

I termini sono stati raccolti non solo a Circello, ma anche a Sassinoro (toponimo derivante dal latino Saxonorum, “Luogo dei Sassoni”), entrambi paesi caratterizzati, nei secoli passati, da un certo isolamento e dall’endogamia: due elementi che avrebbero potuto effettivamente favorire la conservazione di termini arcaici del linguaggio comune, rimasti vivi nella parlata dialettale a fianco della lingua neolatina imposta di fatto nel Regno di Napoli.

Luigi Vinciguerra