Con la testardaggine di chi non si arrende di fronte agli ostacoli, questo nome è finalmente saltato fuori per singolare ventura scorrendo il Dizionario bio-bibliografico del Sannio di Alfredo Zazo (Fausto Fiorentino editore, Napoli 1973) ove appare incidentalmente citato in una “voce” riguardante il nipote Mario Coppola, “novatore” del secolo XVIII distintosi in campo imprenditoriale, sociale e politico con l’adesione alla Municipalità repubblicana del 1799 (tra parentesi, una posizione che, ripristinata la sovranità pontificia, gli costava l’esilio e il sequestro dei beni patrimoniali fino all’avvento del Decennio francese una decina di anni più tardi). Suo zio, Giovanni Francesco Coppola per l’appunto, apparteneva invece ad un’altra epoca, visto che aveva vissuto nella prima parte del Settecento ed aveva maturato la mentalità di un secolo non ancora percorso da fermenti rivoluzionari, nel Beneventano ovviamente.
Con tutta probabilità questo Coppola apparteneva a quel ceto medio che andava sviluppandosi con la burocrazia vaticana. Certamente aspirava a un livello sociale superiore e, dopo gli studi, aveva preso a frequentare gli ambienti intellettuali della città ove non mancavano le accademie letterarie e gli aspiranti poeti che si riunivano per leggere i propri scritti e per dibattere temi culturali. Negli anni giovanili, per guadagnarsi un appannaggio esistenziale, egli aveva operato nella corte di monsignor Baldassarre Cenci “il Giovane” (Roma, 1710-1763) il quale – espletando la carica di governatore dell’enclave pontificia – si era guadagnato meriti con la sistemazione delle finanze della comunità sannita durante il biennio di servizio tra il 1738 e il 1739: nel tempo il Coppola era rimasto fedele al suo datore di lavoro. E tale atteggiamento si ritrova appunto nella Lettera dedicatoria rivolta dal Poeta beneventano al Prelato quando costui, ormai rientrato in Vaticano, aveva assunto l’ufficio di Uditore presso il tribunale della Segnatura di Giustizia. In questa dedica il Coppola attestava a chiare lettere la propria riconoscenza per essere stato “innumerevoli volte benificato”. Due parole sul Cenci. Il suo affetto nei confronti di Benevento fu tale al punto che, nel testamento, dispose che il proprio cuore venisse conservato nel reliquiario del Duomo. Regnando papa Clemente XIII, nel 1761 l’ex governatore doveva poi ricevere la porpora cardinalizia così come nel 1695 la stessa onorificenza aveva ottenuto il suo omonimo parente, Baldassarre Cenci, indicato pertanto come “il Vecchio”.
Nell’ambito cittadino, tuttavia, Giovanni Francesco Coppola godeva il rispetto dei concittadini: egli amava fregiarsi del titolo di “poeta”, coronato da fronde lauretane, in guisa da sentirsi innalzato rispetto alle “applicazioni di un impiego onorevole sì ma pur faticoso” come lo stesso sottolineava non senza schietta civetteria nella prefazione al Poema. Nella stesura dei suoi canti l’Autore seppe utilizzare tutte le classiche regole della metrica puntando in larga misura sulla stanza da 13 versi e sull’ottava, e in tono minore sulla sestina e sui sonetti: evidentemente si confrontava con altri operatori nell’arte poetica, soprattutto amici e tra questi possediamo i nomi di Domenico Bucci, Domenico Spina e Michele Linguito che si associarono con entusiasmo nell’elevare lodi del collega a complemento del volumetto. A questo punto conviene segnalare che in quell’epoca Benevento viveva anni di fuoco. Sotto il profilo politico la città era ancora scossa dalla fiammata ribelle di Matteo De Caterina (detto Cecchetella), uomo di bassa lega che pretese di comandare la municipalità, prima dell’arresto e dell’imprigionamento in Roma; sotto l’aspetto culturale, invece, giganteggiava la personalità di Giovanni De Vita, canonico della cattedrale, rettore del seminario, avvocato della Curia, profondo studioso di archeologia e storia locale, collaboratore degli arcivescovi Francesco Landi (piacentino, 1733-1752) e Francesco Pacca (beneventano, 1752-1763). Nel 1743, quando avvenne la stampa della sua opera, sembra che il Coppola contasse poco meno di 40 anni, viveva in una propria casa e possedeva denaro sufficiente per trasferire in un volumetto il frutto delle sue divagazioni letterarie. A spese dell’interessato, forse confortato da qualche collega. A parte ciò, non risulta alcuna altra notizia sulle cadenze biografiche e sull’attività del nostro poeta: niente di rilevante sulla sua vita privata e su altre (eventuali) opere, e meno che mai indicazioni sulle date di nascita e di morte.
L’Ode a Benevento
Analizziamo alcune peculiarità del Poema. Per realizzare la sua fatica letteraria il Coppola si avvalse della Stamperia Arcivescovile voluta dall’Orsini sin dal 1693 all’interno del palazzo episcopale (ma ai primi del nuovo secolo si era già trasferita nel Vicolo della Stamperia presso il Palazzo del Seminario). Ne scaturì un’operetta in 8°, pagine numerate 146, rilegatura in pergamena giallina con occhiello manoscritto lungo il dorso, ma non privo di mende tipografiche e persino (nell’esemplare da noi consultato) con un capolettera in senso obliquo, ciò nonostante la perizia tecnica del titolare Berardino Gessari e di suo figlio Angelo. Come sottolineato in precedenza, di questa opera hanno fatto cenno soltanto lo storico Zazo e il suo collaboratore Salvatore Basile, il quale era anche direttore della Biblioteca provinciale “Mellusi”, nel corso di un saggio apparso sulla rivista «Samnium»in tre parti (luglio-dicembre 1978, gennaio-giugno e luglio-dicembre 1979) dal titolo Edizioni beneventane del Settecento. Non risultano altri approfondimenti. A margine, dobbiamo annotare che il Poema probabilmente venne stampato in numero alquanto ridotto di copie considerata la sua scarsa sopravvivenza nel patrimonio librario pubblico in Italia. Ne abbiamo trovato appena sette esemplari: rintracciabili, per la precisione, nei cataloghi di Benevento (presso il Museo del Sannio, nel Fondo Piccirilli con registro S.C. 2678 della Biblioteca provinciale, nella Biblioteca Capitolare), alla Biblioteca comunale di Bitonto “Eustachio Rogadeo”, a Napoli (sugli scaffali della Fondazione Croce, mentre non risulta alla Nazionale) e per finire alla Biblioteca Nazionale Centrale BNCR e all’Accademia di San Luca in Roma.
Ci sembra opportuno passare all’esame del volumetto partendo dallo specimen dell’opera, a seguire qualche dettaglio sulle caratteristiche della struttura metrica, e infine la lettura di alcuni squarci di questo praticamente inedito Poema.
Giovanni Francesco COPPOLA beneventano
Poema eroico ed istorico in lode della città di Benevento
dedicato con singolarissimo ossequio all’impareggiabile merito dell’illustrissimo e reverendissimo
Monsignor D. Baldassarre Cenci
uditore della Segnatura di giustizia in Roma
Stemma dell’arcivescovo Landi (cappello con sei fiocchi laterali, arma con bande segnate da palle bianche e nere)
Pagine numerate 146
In Benevento nella stamperia arcivescovile nel 1743 con licenza de’ Superiori
Sommario ovvero Schema della materia trattata
Dedica a Monsignore Cenci (già governatore di Benevento nel biennio 1738-1739)
Avvertenza L’Autore, a chi legge
Il testo poetico prende inizio alla pagina 14
Sonetto introduttivo Al leggitore, con rima alternata ABAB ABAB ACA CAC
Ottava per illustrare l’argomento (tra le materie trattate: Forche caudine, vendetta di Silla, discesa dei Longobardi, Sicone e le spoglie di San Gennaro, Benevento sotto i Longobardi)
Primo Canto: Ottave LXXV, rima alternata per i primi sei versi con il piede a rima baciata ABABABCC
Secondo Canto: Ottava introduttiva per illustrare la materia (nella quale si disserta su Medio Evo e sovranità papale, Rettori e cittadini, ruolo di Federico Barbarossa, scontro cruento tra Costantino e Gesualdo alias Angioino e Svevo)
A seguire: Ottave LXXXVII, con rime alternate secondo lo schema del primo canto
Componimenti autonomi
Canzone prima dedicata A Stazio Sannite Senatore condannato a morte da Marcantonio, Ottavio e Lepido
Stanze IX da 13 versi con rime incatenate ABBCACDDCEEFF
Canzone seconda dedicata Al dottissimo giureconsulto Emilio Paolo Papiniano beneventano
Sestine XIII con rima alternata e piede a rima baciata ABABCC
Canzone terza dal titolo In lode di San Fotino primo vescovo beneventano
Ottave XVI con rime alternate e baciate ABABCCDD
Canzone quarta dedicata A tre Sommi Pontefici Beneventani: Felice IV, Vittore III, Gregorio VIII
Sestine XVIII con rima alternata e piede a rima baciata ABABCC
Sonetto dedicato In lode di San Gennaio Cittadino e Vescovo Beneventano e Martire
Testo poetico con quartine a rima incrociata e terzine a rima alternata
Canzone dedicata Ai dodici Fratelli Martiri morti in Benevento (Erano tutti atleti sanniti, convertiti al cristianesimo e diventati martiri in circostanze ignote e non spiegate dall’Autore)
Stanza da 13 versi con rime incatenate ABACBCADDEEFF e Sestina finale con rime alternate e piede a rima baciata ABABCC
Il fine a pagina 134
Segue un’Appendice da pagina 135 a pagina 146, contenente tre testi poetici di altri autori:
Si commenda l’Autore per lo poema eroico in lode di Benevento con quello Anacreontico di Domenico Bucci
Sestine XX con rime incrociate e piede a rima baciata ABBACC
Del Signor Don Domenico Spinucci in loda dell’Autore
Sonetto con rime alternate e incrociate ABAB ABAB CDC EDE
Del Dottor Michele Linguito in loda del Poeta Autore
Sonetto con rime alternate e incrociate ABAB ABAB CDC DCD
A conclusione appare una Nota per il Lettore (Errori - Emendali)
Passiamo a questo punto all’esame di qualche passo del testo, tratto appunto dalla sua originale stesura a stampa. Allo scopo abbiamo selezionato sette brani poetici (Sonetto di apertura a carattere fortemente retorico come d’uso secondo il modello barocco, Ottava sull’argomento, due Ottave di invocazione alla Vergine e due Ottave sulla nascita di Benevento, Sonetto in lode di San Gennaro) accanto alla nota esplicativa, che si trova in apertura ad uso diretto dei lettori, dalla quale si possono dedurre alcune essenziali informazioni.