Veritatis Diaconia n. 6

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Indice N. 6, Anno III (2017)

Gaetano Antonio CurràLutero nel giudizio di Tommaso Campanella. p. 11
Beniamino Di MartinoA 500 anni dalla Riforma luterana. Alcune considerazioni intorno alle tesi di Weber, p. 45
Atanasio SchneiderLa grandezza non negoziabile  del matrimonio cristiano. p. 71
Gianandrea de AntonellisUn tentativo di riforma protestante all’interno della Chiesa. Il Sinodo di Pistoia (1786), p. 79

Recensioni e Segnalazioni

Luciano Pranzetti, Dante. La Divina Commedia tra Sacra Scrittura, Patristica e Scolastica (Gianandrea de Antonellis);
Roberto de Mattei, Plinio Corrêa de Oliveira (G. de A.);
Francesco Lanario,
Il Principe bellicoso (Luigi Vinciguerra);
Volker Rainhardt, Lutero l’eretico (L.V.)

Anne Bernet, Memorie di Ponzio Pilato (G.de A.);
Sarah Robert, Diat Nicolas, La forza del silenzio (L.V.);
Danilo Quinto, Verità & menzogne (L.V.); 
Attilio Mordini, L’Ordine Costantiniano di San Giorgio (G. de A.); 
Tommaso Romano, Elogio della distinzione (G. de A.); 
Giuseppe Gargano, Il Beato Gerardo Sasso di Scala e l’Ordine Militare Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme (L.V.)

Riflessioni

Guido Vignelli, “Cristo sì, ma Cristianità no”.  Recenti studi sulle conseguenze politiche  della rivoluzione luterana, p. 125
Stephen Beale, La Chiesa africana è il nuovo paladino dell’ortodossia. p. 137

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Gaetano Antonio Currà, Luteronel giudizio di Tommaso Campanella

L’articolo intende ricostruire il modo con cui Tommaso Campanella (1568-1639), interpreta la figura e l’opera di Lutero. Il frate calabrese, teologo e filosofo, dalla travagliata storia intellettuale e personale, durante gli anni della sua dolorosa prigionia napoletana (1599-1626) ebbe modo di entrare in contatto con intellettuali di primo piano e di scrivere diversi volumi su argomenti diversi. Le opere della maturità, come il Quod reminiscentur e la Theologia, non sempre sono state sufficientemente conosciute. Da tali fonti emergono le convinzioni che Campanella si fece del fenomeno della riforma protestante e del suo ispiratore. Questa esplorazione dà modo di far luce anche sulla complessa rete della letteratura controversistica che si sviluppò sia in campo cattolico che in campo protestante, nel secolo immediatamente successivo alla pubblicazioni delle tesi luterane. Emergono trattati di primo piano, frutto delle riflessioni di autori come Roberto Bellarmino, Pietro Canisio, John Fischer. Dal canto suo, Campanella sembra rapportarsi in maniera molto critica rispetto alla riforma luterana quando vi si accosta da una prospettiva ecclesiologica, conservando una certa apertura in prospettiva cristologica. Nel complesso ritiene che Lutero non abbia risolto crisi epocale della società e della Chiesa all’inizio del XVI secolo, ma che ne sia un’espressione se non una componente.

The article  intends to reconstruct the way in which Thomas Campanella (1568-1639) interprets Luther’s figure and work. The Calabrian friar, theologian and philosopher, with a troubled intellectual and personal history, during the years of his painful Neapolitan imprisonment (1599-1626), was able to get in touch with leading intellectuals and write different volumes on different topics. The works of his maturity, such as Quod reminiscentur and Theology, have not always been sufficiently well-known. From these sources emerge the convictions that Campanella made of the phenomenon of the Protestant reform and its inspiration. This exploration gives light to a complex network of controversial literature that was developed both in the Catholic and the Protestant field in the century immediately following the publication of the Lutheran theses. Emerge leading treaties, resulting from the reflections of authors such as Roberto Bellarmino, Peter Canisio, John Fischer. Campanella, on the other hand, seems to be very critical of Lutheran reform when it comes to an ecclesiological perspective, maintaining a certain opening in the Christological perspective. Overall, Luther has not solved the epochal crisis of society and the Church at the beginning of the sixteenth century, but it is an expression rather than a component.

Beniamino Di Martino, A 500 anni dalla Riforma luterana. Alcune considerazioni intorno alle tesi di Weber.

Esattamente cinque secoli fa, nell’autunno del 1517, il monaco agostiniano Martin Lutero, con l’affissione delle sue “95 tesi”, provocava uno degli eventi più gravidi di conseguenze per l’intera storia dell’Occidente. Infatti, le conseguenze sul piano strettamente teologico ed ecclesiale non sono separabili da quelle sul piano sociale, politico ed economico. In questo contributo si è provato a richiamare il particolare modo con cui Max Weber nella sua opera più fortunata, L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, ha inteso mettere in stretta connessione la genesi del capitalismo con ciò che riteneva essere l’ascesi lavorativa calvinista. Se molti studiosi hanno abbondantemente posto in luce i limiti d’impostazione dell’opera del sociologo tedesco, in questo articolo si va oltre sia le tesi di Weber sia l’approccio marxista. Contro le prime, l’origine dello sviluppo capitalistico viene attribuito non ad una cultura confessionale, ma alle condizioni che hanno reso possibile l’esercizio della libertà economica. Distinguendosi dall’approccio cosiddetto “materialista” ‒ e senza misconoscere i pregiudizi pauperisti propri del cattolicesimo ‒, il modello capitalistico e il conseguente successo economico dell’Occidente viene indispensabilmente ricondotto a quella visione antropologica che ha la sua radice nel cristianesimo.

Exactly five centuries ago, at the end of 1517, the Augustinian monk Martin Luther, posting his “95 Theses”, provoked one act full of consequence for the Western world. In fact, its consequences in theological and ecclesiastical terms are not severable from those ones in social, political and economic terms. In this article we study how Max Weber in his masterpiece, The Protestant Ethic and the Spirit of Capitalism, intended to connect the genesis of capitalism and the Calvinist asceticism of job. We go beyond both Weber’s and Marx’s positions. Against the first, the origin of capitalist development is attributed not to a confessional culture, but to the conditions made possible by the exercise of economic freedom. Far from the so-called “materialist” approach –and not disregarding the Catholic pauperism prejudices – the capitalist model and the subsequent Western economic success is indispensably tight to the anthropological vision of Christianity.

Athanasius Schneider, La grandezza non negoziabile del matrimonio cristiano

La prontezza di Gesù nel morire per la verità ha incluso tutte le verità da Lui annunziate e quindi anche la verità dell’indissolubilità assoluta del matrimonio. Gesù Cristo è il restauratore dell’indissolubilità e della santità originaria del matrimonio non soltanto per mezzo della Sua parola Divina, ma in modo più radicale per mezzo della Sua morte redentrice, con la quale Egli ha elevato la dignità creata e naturale del matrimonio alla dignità di sacramento. In questo saggio, frutto di una lectio magistralis tenuta il 5 dicembre 2016 a Roma presso la Fondazione Lepanto, Mons. Atanasio Schneider, Vescovo ausiliare di Maria Santissima in Astana (Kazakistan), spiega come il matrimonio cristiano, lungi dall’essere un contratto di natura civile, rivesta la sacralità del Sacramento e quindi sia superiore a e non confondibile con qualsiasi altro tipo di unione riconosciuta dallo Stato. Di conseguenza, la Chiesa deve più che mai adoperarsi nell’annuncio della dottrina e nella pastorale matrimoniale, affinché nella vita dei coniugi e specialmente dei cosiddetti divorziati risposati sia osservato quello che lo Spirito Santo ha detto nella Sacra Scrittura: «Il matrimonio sia onorato ed il talamo sia senza macchia» (Eb 13, 4).

Jesus’ promptness in dying for the truth included all the truths he had revealed, and hence the truth of the absolute indissolubility of marriage. Jesus Christ is the restorer of the indissolubility and original sanctity of marriage not only through His divine word, but more radical by His redemptive death, by which He elevated the dignity created and natural of marriage to dignity of Sacrament. In this essay, the result of a lectio magistralis held last December in Rome, at the Fondation Lepanto, Mons. Atanasio Schneider, Auxiliary Bishop of Mary of Blessed Mother of God in Astana (Kazakhstan), explains how Christian marriage, far from being a contract of civilian nature, possesses the sacredness of the Sacrament and therefore it is superior to and not confusing with any other type of union recognized by the State. Consequently, the Church has to do more than ever in the announcement of the doctrine and the pastoral marriage, so that in the life of the spouses, and especially that one of the so-called “divorced ones respoused”,  it is observed what the Holy Spirit said in Sacred Scripture: «Marriage is honored and the thalamus is spotless» (Eb 13, 4).

Gianandrea de Antonellis, Un tentativo di riforma protestante all’interno della Chiesa: il Sinodo di Pistoia (1786)

L’unico elemento non del tutto negativo di Lutero è quello di essersi posto apertamente “fuori da Roma”, dichiarandosi nemico del Papato e imponendo una propria riforma che andava contro la Santa Sede e la più che millenaria Tradizione. Nella storia della Chiesa, invece, molte sono state le eresie che si sono apertamente opposte alla dottrina ufficiale; più pericolose sono quelle che cercano di “lavorare” all’interno della Chiesa, dissimulando la propria estraneità ed agendo, di fatto, come una metastasi non immediatamente identificabile. Tale fu, anzi è, il modernismo. Parimenti “sotterraneo” fu il giansenismo, sviluppatosi in Francia nel Seicento, che ebbe nel Concilio di Pistoia (1786) la sua maggiore espressione in terra italiana. L’articolo ne ripercorre la vicenda e le conseguenze.

Luther’s less negative element is that he has been openly “out of Rome”, declaring himself as an enemy of the Papacy and imposing his own reform against the Holy See and the more than a thousand years of Tradition. In the history of the Church, however, there have been many heresies openly opposed to official doctrine; more dangerous are those who seek to “work” within the Church, concealing their own strangeness and acting, in fact, as an unidentifiable metastasis. That was, indeed, the Modernism. Similarly “underground” was Jansenism, developed in France in the 17th century, which had the greatest expression on Italian soil in the Council of Pistoia (1786). The article retraces the story of the latter and its consequences.

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