Giacomo de Antonellis

Giovanni Francesco Coppola beneventano, chi era costui?

Per pura casualità, nel corso di letture sparse sulla vita sannita, ci siamo imbattuti in una pubblicazione con polvere di quasi tre secoli (datata 1743 per l’esattezza) che però ha suscitato un’immediata attenzione grazie all’accattivante titolo: Poema eroico ed istorico in lode della Città di Benevento. Un testo di vago coinvolgimento nel quale sono assemblati eventi, tempi, persone, riti e costumi tratti dalla realtà come dalla fantasia. Di qui un’immediata curiosità che ci ha spinto a cercare particolari del tessuto letterario e il quadro biografico dell’autore siglato sul frontespizio, vale a dire tale Giovanni Francesco Coppola, nome peraltro di scarsa reperibilità nei repertori poetici e nelle antologie letterarie del recente passato. Lo stesso cognome indicava l’appartenenza degli avi ad una categoria di produttori o mercanti di un capo d’abbigliamento, escludendone la provenienza da elevate schiatte. Una figura di livello marginale, insomma, tanto da essere ignorata nelle antiche cronache e risultare altrettanto trascurata dalla moderna critica.

Beneventum. In lingua Latina Antiquitatis vestigiae Collegium Praesidis narratio.

Il latino non è lingua morta e riesce ancora a suscitare curiosità e interesse. Per tale motivo, nell’ultimo incontro 2018  dell’Archeo Club di Benevento, il presidente del sodalizio Giacomo de Antonellis, scrittore e appassionato di storia locale, ha fatto ricorso all’idioma dei nostri padri per ricordare le iniziative svolte durante l’anno e indicare nuove strade per fronteggiare il difficile futuro. Egli ha anche spiegato che usare oggigiorno il latino significa, parafrasando uno scrittore dei nostri tempi, “fare esperienza di un mistero, vivere una sorta di meraviglia, entrare a contatto con un evento atavico e superiore, che dimostra l’immensa potenza del dire in quanto dire” ed ha aggiunto di voler spiegarsi in termini essenziali come proponeva a suo tempo un antico saggio: In studiis melius est res ipsas intueri et harum causa loqui... aliquid simplici stilo scribere; minore labore opus est studentibus in diem. Vale a dire: “Nell’approfondimento delle idee è meglio guardare alla stessa sostanza e parlare a ragione di queste… esporre ogni cosa in stile semplice perché coloro che sono impegnati negli studio necessitano di minore elaborazione” (Seneca, De tranquillitate animi, 1, 14). Riprendiamo il verbale dell’assemblea dei soci in data 12 dicembre 2018.

Ecco una sintesi dell’intervento di Giacomo de Antonellis nell’originale e nella traduzione italiana.

Mercoledì, 19 Dicembre 2018 13:32

Veritatis Diaconia n. 9

Editoriale, p. 4

Giovanni FORMICOLA,
Stato moderno e tassazione: un nemico della società tradizionale, p. 9-21

Letterio FESTA
Guerra e pace. Il contributo del canonico Antonino Tripodi, arcidiacono della cattedrale di Oppido Mamertina alla riflessione sulla Grande Guerra, p. 23-42

Mauro BONTEMPI
Crisi, evoluzione e prospettive dello Stato Sociale (I parte), p. 43-61

Stefano FONTANA
Riforma luterana: la Gnosi contro il Logos, p. 63-72

Antonio CARAGLIU
Ragione, mito, fede e politica. Joseph Ratzinger, Ernst Cassirer, Henry Kissinger a confronto, p. 73-94

Beniamino DI MARTINO
Le prospettive della catechesi nell’odierno cammino della Chiesa, p. 95-117

Recensioni, p. 119

Roberto de MATTEI, Trilogia romana (Gianandrea de Antonellis)
Beniamino DI MARTINO, Note sulla proprietà privata (Aldo Esposito)
Luigi RUSSO, I crociati in Terrasanta. Una nuova storia (Gianandrea de Antonellis)

Segnalazioni, p. 125

Piero NICOLA, La verità nelle lettere. Opere letterarie dimenticate del secondo dopoguerra (G. de A.)
Claudio E. A. PIZZI, Ripensare Ustica (Luigi Vinciguerra)
Víctor Javier IBÁÑEZ, Una resistencia olvidada. Tradicionalistas mártires del terrorismo (G. de A.)

 

Mercoledì, 20 Giugno 2018 15:56

Veritatis Diaconia n. 8

Editoriale p. 5

Filippo RAMONDINO
Dentro le ragioni cristiane della politica. Appunti e riflessioni p. 11
Antonio CARAGLIU
L’ideologia gender. La presunzione fatale di costruire l’identità p. 33
Giovanni FORMICOLA
Fisco, dottrina sociale della Chiesa e libertà p. 63
Ivo MUSAJO SOMMA
Quando sulla riva orientale dell’Adriatico si parlava italiano p. 73
Beniamino DI MARTINO
Pope John XXIII: a unpublished testimony p. 79
Michele FIORINI
Il futuro della liturgia. Prospettive di “sviluppo organico” dopo il Summorum Pontificum p. 101


Recensioni p. 109

FRANCESCO BRUNI, Patria. Dinamiche di una parola (Gianandrea de Antonellis)
ULDERICO NISTICÒ, Epitome di storia politica del Regno delle Due Sicilie (G.de A.)

Segnalazioni p. 115

JOSÉ LUIS WIDOW, Orden político cristiano y modernidad. (G. de A.)
OTTAVIO SAMMARCO, Opere politiche (Francesco Petrillo)
FRANCESCO M. DI GIOVINE, Pagine di storia militare del Regno delle Due Sicilie (G. de A.)
GENNARO MARULLI, Avvenimenti di Napoli del 15 maggio 1848 (Francesco Petrillo)
L’Ordine Sacro e altri aspetti del munus sanctificandi della Chiesa (Luigi Vinciguerra)
MARIA CRISTINA SOLFANELLI, La figura e il ruolo di Maria nella Divina Commedia (L. V.)
LUCIANO PRANZETTI, Luoghi comuni, falsi, bufale (L.V.)
Memorias políticas de Manuel Polo y Peyrolón (1870-1913). Crisis y reorganización del carlismo
en la España de la Restauración (G. de A.)

Appartenente a famiglia solidamente radicata in Benevento, Raffaele Collenea Isernia era figlio del conte Liberatore e della nobile Beatrice Coscia dei duchi di Paduli. Crebbe nella casa avita assieme al fratello Gino e alle sorelle Carmen e Maria Immacolata (in famiglia chiamata Ima) rimaste nubili, donne dotate da grande spirito di generosità e di solidarietà verso il prossimo. Per gli studi, i figli furono inviati a Roma per frequentare il Collegio Massimo dei padri Gesuiti a Termini e il Collegio di Santa Dorotea in viale Manzoni (in estate villeggiavano a Poggio Imperiale di Firenze oppure alla Pace Vecchia).

Martedì, 27 Febbraio 2018 08:04

Veritatis Diaconia n. 7

Indice N. 7, Anno IV (2018)
 
Editoriale 
 
Filippo RAMONDINO, Stare davanti a te per servirti. Pietà liturgica e sacerdozio ministeriale, p. 9-42.
Mauro BONTEMPI, Il prismatico cattolicesimo italiano, p. 43-69. 
Antonio CARAGLIU, L’ideologia “gender”. La presunzione fatale di costruire l’identità (I parte), p. 70-94.
Giovanni FORMICOLA, Che piacere leggere don Di Martino per ricordarsi quanto cristiana sia la proprietà, p. 95-109.
Beniamino DI MARTINO, Papa Giovanni XXIII in un’inedita testimonianza, p. 110-129.
 
Recensioni e Segnalazioni, p. 131-139
 
Nicolás GÓMEZ DÁVILA, Escolios a un texto implícito I (Gianandrea de Antonellis)
Viviana MELLONE, Napoli 1848. Il movimento radicale e la rivoluzione (G. de Antonellis)
Martedì, 12 Dicembre 2017 15:13

Raffaele De Caro deputato e ministro

Andrea Jelardi, Raffaele De Caro deputato e ministro liberale, pagg. 190, Edizioni Realtà Sannita, Benevento 2017.

De Caro, chi era costui? Ai beneventani con i capelli bianchi ricorda un indiscusso personaggio di potere locale. Alle nuove generazioni, al massimo, un toponimo che si diparte dalla parte bassa di corso Garibaldi. Nel mondo forense resta come simbolo di dominatore delle aule giudiziarie, esimio avvocato con un passato militare di tutto rispetto. Per i cultori di vita politica rappresenta un esponente della Destra storica prima e dopo il fascismo. Ai nostalgici del Partito liberale, infine, il nome favoleggia il carisma di una leadership ormai seppellita tra risvolti dimenticati. Di tutti questi aspetti si parla nella biografia che gli ha dedicato uno studioso di San Marco dei Cavoti che già altre volte si è cimentato con le rievocazioni storiche del Sannio: Andrea Jelardi. Con questa ultima fatica [presentata al Museo del Sannio lunedì 11 dicembre 2017] l’autore percorre tutte le tappe, pubbliche e private, percorse da Raffaele De Caro partendo dai precedenti famigliari fino all’improvvisa e drammatica scomparsa a Torino durante un convegno liberale per il centenario della morte di Cavour: aveva 78 anni (1883-1961) ma sembrava nel pieno della sua dinamica e instancabile attività. La sua figura primeggiava sull’orizzonte parlamentare: da allora sono passati ben 56 anni, un tempo sufficiente a cancellare immagini e ricordi in questa società telematica che assorbe e annulla ogni cosa con la voracità e la velocità dell’incontinente. De Caro fu indubbiamente un politico di spessore nell’ambito provinciale e di esperienza parlamentare e governativa a livello nazionale. Durante il fascismo rimase in silenzio, protetto dall’amico di scuola Arturo Bocchini – famoso Capo della polizia di Mussolini – e tale scudo ricambiò con una paradossale difesa degli epurati sostenendo ufficialmente che “a Benevento non ci sono fascisti”!

Martedì, 03 Ottobre 2017 10:14

Tommaso Campanella, Monarchia di Spagna

La Monarchia di Spagna viene proposta agli studiosi della Napoli ispanica in una versione non commerciale e facilmente fruibile dal punto di vista editoriale.

Un doveroso ringraziamento va ai curatori del sito “Archivio dei filosofi del Rinascimento” (www.iliesi.cnr.it), presso cui è possibile leggere, ma solo pagina per pagina, l’opera nelle due versioni (in html per quella definitiva del 1598-1600 e in jpg per quella giovanile del 1595).

Riteniamo che la consultazione in pdf sia più congeniale allo studioso.

Come per alcune opere pubblicate dalla casa editrice Club di Autori Indipendenti, anche la Monarchia di Spagna si inserisce nella presentazione di testi integrali citati da Francisco Elías de Tejada nella sua imprescindibile opera Náples hispánico. Come Il Principe bellicoso di Francesco Lanario e gli Scritti politici di Ottavio Sammarco, anche la Monarchia di Spagna viene approfonditamente passata al setaccio lungo tutto l’amplissimo capitolo II del IV volume, dedicato al pensatore di Stilo (un testo che è troppo ponderoso per essere qui riprodotto a mo’ di introduzione: si rimanda il lettore alla traduzione apparsa per i tipi di Controcorrente, Napoli 2012).

Lunedì, 02 Ottobre 2017 06:39

Veritatis Diaconia n. 6

Indice N. 6, Anno III (2017)

Gaetano Antonio CurràLutero nel giudizio di Tommaso Campanella. p. 11
Beniamino Di MartinoA 500 anni dalla Riforma luterana. Alcune considerazioni intorno alle tesi di Weber, p. 45
Atanasio SchneiderLa grandezza non negoziabile  del matrimonio cristiano. p. 71
Gianandrea de AntonellisUn tentativo di riforma protestante all’interno della Chiesa. Il Sinodo di Pistoia (1786), p. 79

Recensioni e Segnalazioni

Luciano Pranzetti, Dante. La Divina Commedia tra Sacra Scrittura, Patristica e Scolastica (Gianandrea de Antonellis);
Roberto de Mattei, Plinio Corrêa de Oliveira (G. de A.);
Francesco Lanario,
Il Principe bellicoso (Luigi Vinciguerra);
Volker Rainhardt, Lutero l’eretico (L.V.)

Anne Bernet, Memorie di Ponzio Pilato (G.de A.);
Sarah Robert, Diat Nicolas, La forza del silenzio (L.V.);
Danilo Quinto, Verità & menzogne (L.V.); 
Attilio Mordini, L’Ordine Costantiniano di San Giorgio (G. de A.); 
Tommaso Romano, Elogio della distinzione (G. de A.); 
Giuseppe Gargano, Il Beato Gerardo Sasso di Scala e l’Ordine Militare Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme (L.V.)

Riflessioni

Guido Vignelli, “Cristo sì, ma Cristianità no”.  Recenti studi sulle conseguenze politiche  della rivoluzione luterana, p. 125
Stephen Beale, La Chiesa africana è il nuovo paladino dell’ortodossia. p. 137

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di Giacomo de Antonellis 

 

Le origini della famiglia Cattaneo partono da lontano. Se ne hanno notizie attorno all’anno Mille attraverso una pergamena del monastero ligure di Santo Stefano nel quale si cita un comes (conte) Conradus Primus de Volta, vivente nel 938 con funzioni governative a Genova. I Cattaneo, abili mercanti, abitavano nella calata di Ripa Maris sul Porto vecchio (nota oggi come Calata Cattaneo). In quella speculare arena essi vissero e lavorarono accrescendo di fama e ricchezza[1]. Nel 1528 il governo di Genova – per dare una stabile organizzazione della città attraverso la creazione di ventotto “alberghi”, cinque per la fazione popolare e 23 per quella nobile, tutti dotati di proprio stemma - inseriva la famiglia nell’albergo Grillo che cominciò ad esprimersi con i suoi esponenti in campo religioso, civile e finanziario.

Il cognome fa riferimento a un’antica variante di “capitano”, dignità assegnata da Federico Barbarossa al console genovese Ingo con la nomina a “Cattaneo della corte imperiale” con facoltà di inserire l’aquila imperiale nelle insegne di famiglia, la quale in precedenza veniva semplicemente collegata ai loro interessi commerciali esercitati con fondaci nel Vicino Oriente e con bastimenti che solcavano il Mediterraneo asiatico, e quindi erano appellati “olim de Volta” ovvero “da tempo in Levante”. 

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